mercoledì 28 settembre 2011

Grazie

Ciao a tutti

In seguito ai frenetici eventi degli ultimi giorni (e degli ultimi anni), mi sento in dovere di fermarmi un minuto a prendere una boccata d’ossigeno.

Per come ho speso il mio tempo, per le persone care vorrei cogliere l’occasione di ringraziare; e visto che non lo faccio mai, direi che devo cominciare dall’inizio .

Vorrei coglier l’occasione per ringraziare il mio primo di giorno di scuola, il banco, il grembiule arancione, il pomeriggio di settembre con il cuculo fuori dalla finestra, i Lego che mi regalavano a natale, i cartoni animati giapponesi, Gundam e DragonBall, Gost in the shell, una corsa campestre, i pugni in faccia e gli insulti presi, un fosso pieno di rane e quello schifoso ghiacciolo al gusto di menta che non ha mai dissetato nessuno... i cani che rincorrono le macchine, i cani che rincorrono le macchine pur sapendo che anche se le raggiungono poi non ci faranno nulla, il primo due di picche, il secondo, il terzo e quelli che sono venuti dopo, andare in giro con quella faccia un po’ così, un sorriso ebete che se ci ripensi non c’era proprio nulla da ridere, la prima volta che ho scarabocchiato su un foglio, su un banco, il rimprovero, il ragazzo non si applica, e sta nel gruppetto dei peggiori, il calcetto in palestra, gli spintoni, i film di KungFu alle 3 di mattina, la solita colazione ogni mattina da una vita, uno zaino da riempire, l’appuntamento a cui non pui mancare, le frasi che è stato meglio non dire, la bugia che rompe ogni silenzio, la bugia che è la cosa migliore che potessi dire, la ragazza che se n’è andata ma che vedi tutti i giorni nei volti delle persone, quelli che correranno in fondo a questa lista saltando la parte centrale, il mio professore di elettrotecnica per l’automazione industriale che diceva che non avrei mai fatto nulla di buono. Ringrazio un errore burocratico, l’ essere ripescato, la grazia ricevuta, una frase detta fra i denti che subito non ha alcuna rilevanza, Bruce Lee che le suonava a tutti, un cantautore che le canta a tutti, la pasta con il tonno, la sola cosa che so fare, una sequenza interminabile di foto in cui non compari mai, un sorriso, una carezza, una risata di cuore, stare di fronte a un computer, una notte insonne e quella dopo, il postino, The family man, Super mario Bross, il primo Metroid, fare snowboard , fare snowboard da solo quando ci sono meno 20 gradi sotto zero, la vera assenza di pensiero, la concentrazione che dura qualche millesimo di secondo, le mie scarpe nuove, le mie scarpe vecchie cariche di ricordi, uno stupido progettino che è la sola cosa che ti tiene vivo, una mostra insieme a persone più brave di te, la Advance Engine Gear 27, la M27, la Alone, la Cern 05, la AlphaCentauri, La Diva…. La birra con un vecchi amico, il mal di testa, il senso del dovere e il senso di nausea. Alzarsi senza sapere perché, un pomeriggio al parco, un giro in centro il sabato, il fiume, i soliti locali, i volti che cambiano insieme al tuo, Einstein, le sue teorie, le sue certezze, il vento che viene da Nord Ovest, la pioggia, rivedersi dopo mesi e scoprire che non è cambiato nulla, i vetri appannati e l’impronta di un piede sul parabrezza, casa tua, casa loro, una cena di fortuna, la libreria, Superman, l’Uomo Ragno, ma soprattutto Batman perché ha la macchina più figa, le astronavi, e i film catastrofici, una semplice pubblicità sulla facciata di un palazzo, il concetto di bellezza che muta nel tempo, mtv, i blog di sf, le patatine fritte, un capodanno da Horas, un capodanno con gli amici veri, “il più grande spettacolo dopo il big bang” e “Il regalo mio più grande”, Blender che ti salva in extremis, vedere, osservare, provare, sbagliare, ricominciare e imparare, i ragazzi giù al porto, i rumori di una festa lontana, Il Parco Europa e Rivoli, le facce della gente in metropolitana, i loro sguardi chini a leggere i sms, i loro sorrisi nascosti. Il bambino che mi ha ceduto il posto, incazzarsi con ragione e incazzarsi con ragione con se stessi, un consiglio: Mio padre, Mia madre e Mio fratello, le cose che loro non hanno imparato e che non hanno potuto insegnarmi, le sole cose che contano, l’ultimo bagno al mare, l’acqua con una fetta di limone, i gabbiani che volano e se ne fottono di tutto il resto, i re e le regine del sabato sera, un discorso che non ha senso, una frase incompleta, la pioggia che cade, la ricarica, i ninja, un bacio poi un bacio poi un bacio e poi altri cento, saper mediare, ringrazio per i fogli bianchi, gli spazi ampi e le superfici da riempire di qualcosa. Le persone che fanno numero, le persone che contano sul serio, la mia macchina, i suoi acciacchi, una chiacchierata, un consiglio vero, la comprensione, una stupida canzone che non riesci a non canticchiare, il tempo passato da solo, il tempo buttato da solo, il tempo con te, con loro, con Lei, lo spazio tempo, l’iper-spazio, “ … tela-trasportami Spock!”, il mio sogno era il Baretto, gli eventi casuali che generano effetti certi, ciò che dice è che già da poco ti guarda Alice, ricomincio da capo, gira di qui che conosco una scorciatoia, ringrazio per l’allegria, per la tristezza che solo alcuni sanno generare, ringrazio la follia, gli eserciti animati al computer, Ringrazio quelli che hanno sempre solo creduto e quelli che hanno vissuto per verificare, la casetta in montagna, una nave che parte, la mattina fredda alla stazione, il ritardo cronico e la sveglia che non suona, le cose che sono accadute, il 50 e 50, l’ultima sigaretta, l’ultimo foglio, lo spaventa passeri, quelli che credono che se lo spaventapasseri funziona allora vuol dire che anche lo spaventapasseri è utili, le foglie che cadono, chi le spazza, quelli che sono corsi infondo a queste righe senza leggere ciò che c’è in mezzo, quelli che hanno letto tutto,quelli che si sono riconosciuti in qualcosa, le persone da invitare, gli amici, i nemici e qualsiasi altra cosa mi abbia mai ispirato.

Grazie

1 commento:

Andrea ha detto...

Beh, è stata una bella giornata ieri. Vediamo domani...